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Comunicato PD NONE sulla Centrale a Biomassa

In merito alla realizzazione di una centrale a biomasse legnose della potenza termica di 16.65 MW sul territorio comunale di None, le informazioni reperite nel corso dell’assemblea informativa dello scorso 1 Ottobre, hanno evidenziato oggettivi problemi tecnici del progetto assai più negativi dei potenziali vantaggi che se ne ricaverebbero.

Infatti è stato constato che:

vi è nel nostro territorio un proliferare repentino e non pianificato di impianti a biomasse, i quali tentano di agevolarsi gli ingenti finanziamenti governativi disponibili per le “quote verdi” per finalità imprenditoriali di tipo speculativo;

non è garantito l’approvvigionamento del legname entro il raggio prescritto dei 70 km, in quanto quasi tutte le risorse oggi disponibili sono impegnate per gli impianti in funzione o in avanzata fase di realizzazione;

peraltro, non vi è alcuna convenienza economica alla trasformazione della cultura del mais alle biomasse per alimentare gli impianti;

in conseguenza di ciò, l’impianto di None (dimensionato per bruciare oltre 70.000 t di legna ogni anno) potrebbe essere alimentato da legname proveniente anche dall’estero (Francia, Est e Nord Europa…), con un incremento dei costi ambientali indotti dal vai e vieni dei camion sul territorio per il trasporto giornaliero della legna;

allo stato delle attuali tecnonologie, non è possibile assicurare sufficienti garanzie in merito all’efficacia dei controlli e dei monitoraggi sulla provenienza e qualità dei materiali da bruciare;

non sono evidenti i possibili benefici assicurati ad altri impianti di energia (quali per esempio la fornitura di teleriscaldamento alle abitazioni e alle aziende locali) per la non convenienza economica legata all’alto costo delle infrastrutture di rete e degli allacciamenti;

Il rendimento energetico di dette centrali è molto basso in termini di elettricità (intorno al 20%): per alzare detto rendimento occorrerebbero ben altri dimensionamenti di struttura e il ricorso ad altre più moderne tipologie di impianto, attualmente non previste dai proponenti;

di conseguenza, autorizzando un impianto come quello in questione si legittima lo spreco di una quantità enorme di combustibile.

Alla luce di tutto ciò, il circolo locale del Partito Democratico esprime forti perplessità sul progetto presentato dal gruppo imprenditoriale privato Benarco ed invita l’Amministrazione Comunale ad attivarsi per fornire gli adeguati chiarimenti alla cittadinanza, anche al fine di fugare qualunque rischio ambientale di peggioramento sulla qualità dell’aria indotto dalla possibile realizzazione dell’impianto

 
Centrale a biomasse a None: MA CHI CI GUADAGNA?

Un impianto che utilizza come combustibile grosse quantità di materiale legnoso (cippato) può aver senso in zone altamente boscose mentre è sicuro che nel raggio dei prescritti 70 km. non c’è legname sufficiente per alimentare una centrale che brucerebbe 70mila tonnellate di cippato ogni anno (e si propone di essiccarne più o meno altrettante): perciò sarebbe probabile l’approvvigionamento di legname proveniente dall'estero, con il rischio di imbattersi in forniture contaminate anche da sostanze tossiche.

Oltre allo spreco energetico legato al trasporto della legna su gomma per centinaia/migliaia di chilometri (e alle ripercussioni sul traffico di mezzi pesanti a None) vi sarebbe quello ben maggiore legato al bassissimo rendimento elettrico della centrale (del 20% circa): le decine di migliaia di tonnellate di legno (anche se di scarto) necessarie all'alimentazione di tale impianto potrebbero essere sfruttate in modo ben più redditizio ed ecocompatibile.

Vista l'enorme quantità di legname da impiegare, non ci può essere alcuna garanzia di controlli efficaci in merito alla qualità dello stesso, con rischi di possibili ripercussioni sulla qualità dell’aria che respiriamo e faremo respirare alle nuove generazioni.

Dietro alle numerose richieste di insediamento degli impianti a biomasse, tutte estranee ad ogni programmazione, è evidente l’interesse dei gruppi imprenditoriali di puntare all’accaparramento selvaggio a scopo speculativo dei “certificati verdi” che finanziano la produzione di energie cosiddette alternative con ingenti contributi pubblici.

Visti gli altissimi costi (700-800mila euro al km) vi sono notevoli dubbi sulla effettiva disponibilità dell'imprenditore alla realizzazione di una rete di teleriscaldamento per None.

E se anche fosse, quale sarebbe il vantaggio per le famiglie, già allacciate ad un’efficiente rete di gas e che crediamo poco inclini a sobbarcarsi le spese di riconversione degli impianti attuali? Anche senza tener conto della necessità di sventrare il paese per le opere di allacciamento, quale sarebbe la convenienza economica di tale operazione?

L’iter di questo progetto presentato da Benarco è già stato avviato in Provincia e nessuno lo sta contrastando con la necessaria determinazione.

Il progetto in questione non fa parte di alcun programma elettorale. Al di là della nostra opposizione o di quella dei gruppi ambientalisti, l'intera minoranza, i sindaci dei paesi limitrofi, il PD nonese, non sono favorevoli all’opera: chi e purché sostiene la centrale a biomasse a None?

Chiediamo al Sindaco e all’Amministrazione comunale di opporsi ufficialmente a questo progetto e di difendere il territorio da impianti che implicano spreco di risorse naturali, non recano beneficio alla collettività, assicurano alle imprese profitti di tipo puramente speculativo e potrebbero minacciare la salute nostra e delle future generazioni.

Non è vero che il Comune è obbligato a subire queste operazioni speculative: può e deve usare tutti gli strumenti che la legge gli attribuisce per negare ogni richiesta di autorizzazione.

 

http://nonunomanoi.blogspot.com/

 
Appello Pubblico

Stiamo assistendo, in nome di un’ecologia molto dubbia, in questi mesi ad un proliferare pericoloso di richieste di impianti di BIOMASSE.

Queste richieste sono tutte concentrate nella pianura pinerolese e quasi tutte hanno la premessa di utilizzare materiale proveniente da coltivazione locale.

E’ evidente a tutti che il pinerolese non è una vergine regione dell’Amazzonia, ricca di foreste, ma purtroppo nel tempo si e’ trasformato in una grande lastra di cemento dove  - urbanizzazioni selvagge, nuove strade, insediamenti industriali ecc. -  hanno occupato uno spazio molto elevato lasciando al verde coltivato il resto e limitando a qualche raro pioppeto  la nostra grande riserva di alberate.

Abbiamo a Frossasco con Annovati e ad Airasca con la RIV i due più grandi impianti di biomasse dell’intera provincia, entrambi bruciano quantità enormi di legno proveniente da molte parti del mondo, sarebbe tra l’altro opportuno sapere, da quali parti arriva, anche per  valutarne  l’eventuale tossicità.

E’ noto che, soprattutto dai paesi dell’Est europeo, si cerca di esportare legno contaminato ovviamente a prezzi molto competitivi .

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